La storia di Mariantonia Samà

lunedì 8 agosto 2016

17. UNA FEDELISSIMA AMICA DI GESÙ: MARIANTONIA SAMÀ



UNA FEDELISSIMA AMICA DI GESÙ: MARIANTONIA SAMÀ
di Dora Samà



Mariantonia Samà, nota come “la Monachella di San Bruno” - da me considerata madre spirituale nacque a Sant’Andrea Jonio (CZ) il 2 marzo 1875 da Bruno e da Marianna Vivino e fu cresciuta dalla madre, perché il padre morì molto prima della sua nascita.
La Serva di Dio visse in condizioni di estrema povertà in una piccola casetta, sita in un vicolo angusto e composta da un unico vano, privo dei servizi di acqua e di luce.
Da fanciulla trascorse le giornate in modo spensierato con le sue coetanee e aiutando la mamma nel lavoro dei campi.
A dodici anni la sua vita fu sconvolta da un insolito avvenimento: bevendo dell’acqua corrente in una conca del terreno, si sentì tormentata nel corpo e nell’anima.
Ne uscì vittoriosa dalla possessione diabolica in seguito all’esorcismo presso la Certosa di Serra San Bruno.
D’allora Mariantonia ritornò serena, ma solo per un paio di anni perché un giorno, non riuscendo più a reggersi in piedi, rimase a letto definitivamente immobile, in posizione supina con le ginocchia alzate e contratte, per circa 60 anni fino alla morte (27 maggio 1953), senza avere mai una piaga da decubito.
Iniziò per Mariantonia un lungo e doloroso calvario vissuto nel silenzio e nel nascondimento e sopportato con la forza dell’amore di
Dio, con lo sguardo rivolto sempre al Crocifisso appeso alla parete di fronte al letto, che divenne un altare di offerta e di partecipazione alla Passione di Gesù.
Guidata dallo Spirito Santo nell’intelligenza del mistero della croce, Mariantonia considerò la sua malattia come un dono di Dio, senza mai lamentarsi. Ciò le consentiva di alimentare la sua fede e di trarre l’energia necessaria per affrontare quei mali fisici che, spesso, mettevano a dura prova il suo corpo gracile e debilitato.
Quando rimase orfana anche di madre, si occuparono di lei le Suore Riparatrici del Sacro Cuore residenti in paese, facendola seguire da un Sacerdote.
Questi le portava ogni mattina la S. Comunione, mentre le Suore le facevano ascoltare il Vangelo, la vita dei Santi e l’aiutavano a completare la sua formazione cristiana.
Dopo aver preso atto della sua preparazione e del suo desiderio, le Suore decisero di aggregarla alla loro congregazione mediante i voti e la consegna del velo nero, usato da Mariantonia anche di notte.
Da quel momento fu chiamata da tutti “la Monachella di San Bruno”.
Per la sua fama di santità diffusa da tempo tra la popolazione, ogni persona angosciata sentiva il bisogno di confidarsi con la “Monachella” che trovava sempre le parole adatte per confortare, per infondere serenità, fiducia e rassegnazione alla volontà di Dio.
Anch’io, pur sapendola priva d’istruzione, ho seguito, fin da ragazza, i suoi saggi consigli considerandoli dettati dallo Spirito Santo.
Purtroppo, nessun sacerdote dell’epoca, nemmeno i suoi confessori, si preoccuparono di tenere un diario sugli eventi straordinari o sui fenomeni strani che si manifestavano in quell’anima eletta, la quale viveva in umiltà una profonda vita mistica.
Mariantonia affrontò la sua vocazione al dolore con eroica pazienza, per la conversione dei peccatori, per le necessità della Chiesa, per rendere più efficace il suo apostolato di carità evangelica verso il prossimo e per l’unità delle famiglie, che tanto le stava a cuore.
Vari episodi testimoniano la prontezza con cui Mariantonia interveniva per salvare, con la sua preghiera, la sacralità del vincolo matrimoniale delle coppie in crisi.
La sua vita esteriore è stata per tutti come un libro aperto, mentre quella interiore - sempre avvolta nel mistero - continua a racchiudere in sé i segni del soprannaturale, perché si tratta di quella “vita nascosta con Cristo in Dio” di cui parla l’apostolo Paolo nella Lettera ai Colossesi (3,3) e che sfugge ad ogni scandaglio dell’intelligenza umana.
Dopo la morte di Mariantonia nessuno tra gli abitanti del posto, ha pensato di fare una ricerca accurata dei fatti e degli episodi straordinari della sua vita.
Ho cercato di tracciare un profilo più completo della sua personalità, servendomi dei miei ricordi, delle notizie apprese da mia zia Caterina, che la frequentava spesso e delle testimonianze dei miei compaesani.
Sono emersi episodi straordinari, interventi ritenuti miracolosi dagli stessi medici e tanti carismi, concessi a Mariantonia dallo Spirito Santo.
Oltre al dono della profezia e dell’immunità dalle piaghe, Mariantonia possedeva quello delle guarigioni, dell’estasi, dell’introspezione, del profumo, della bilocazione e, soprattutto, dell’assimilazione di se stessa con il Signore Gesù sofferente e crocifisso, tanto da potersi applicare pienamente a lei le parole di San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. (Gal.2,20)
Le ginocchia alzate e contratte di Mariantonia si opposero, anche dopo la morte, ad ogni tentativo di abbassarle, come per impedire di modificare una situazione permessa da Dio, perché restasse un segno indelebile del suo lungo martirio.
Cessò di vivere alle ore 10.00 del 27 maggio 1953, dopo una settimana di grande sofferenza. Le sue sacre spoglie, traslate dal cimitero il 3 agosto 2003, riposano, assieme alla sua inseparabile corona del Santo Rosario, nella Parrocchia “SS. Pietro e Paolo” di Sant’Andrea Jonio.
Nel mese di novembre 2006, l’Ecc.mo Mons. Antonio Ciliberti, Arcivescovo di Catanzaro Squillace (CZ), ha nominato come postulatore don Vincenzo Manzione, della Diocesi Teggiano - Policastro (SA) e il 9 febbraio 2007 ha costituito il Tribunale per la deposizione di testimonianze di quanti la conobbero.
Nel pomeriggio del 5 agosto 2007, nel corso di una concelebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale, l’Arcivescovo ha annunciato ufficialmente l’apertura del processo di canonizzazione della Serva di Dio Mariantonia Samà.
Invece, il 1° novembre 2008 Sua Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco, costituiva il Tribunale ecclesiastico, per istruire un processo sul presunto miracolo avvenuto nella Sua Diocesi per intercessione della Serva di Dio.
L’inchiesta diocesana si è conclusa il 2 marzo 2009 e la documentazione è stata depositata il 12 ottobre successivo a Roma, presso la Congregazione per le Cause dei Santi, dove si trova anche quella relativa al miracolo, inviata dopo la chiusura del Tribunale, avvenuta il 23 dello stesso mese.
Castelfranco Veneto, 23 ottobre 2010

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