La storia di Mariantonia Samà

lunedì 30 gennaio 2012

1. PICCOLO PROFILO della vita (1875-1953)


Mariantonia Samà nacque il 2 marzo 1875 in Sant'Andrea Jonio (Catanzaro) e visse in condizioni di estrema povertà in una cameretta simile ad una cella. All'età di dodici anni fu invasa dallo spirito "maligno". Fu liberata dopo un esorcismo presso la Certosa di Serra San Bruno (Vibo Valentia). Trascorsi un paio di anni - non si sa se per "vendetta" di Satana - rimase immobile a letto, fino alla morte e, quindi, per oltre sessant'anni, in posizione supina con le ginocchia sempre alzate e contratte.
Iniziò per lei un lungo e doloroso calvario che sopportò con la forza dell'amore, con lo sguardo sempre rivolto al Crocifisso appeso alla parete di fronte al letto. Guidata dallo Spirito Santo visse il "mistero della Croce", considerando un dono la sua malattia e accettando con serena rassegnazione l'immobilità, che offriva a Dio per la conversione dei peccatori, in riparazione delle loro offese e per ottenere risposta alle richieste di coloro che cercavano conforto presso di lei. Fu assistita da volontarie e dalle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, che curarono anche la sua preparazione spirituale, trasmettendole una sentita devozione verso lo Spirito Santo ed il Sacro Cuore di Gesù, al quale Mariantonia si rivolse per tutta la vita con spirito di "riparazione eucaristica". Le Suore decisero di aggregarla alla loro Congregazione e divenne per tutti la "Monachella di San Bruno".
Le virtù che hanno caratterizzato la sua vita sono state: la semplicità d'animo; l'umiltà; la modestia; la serenità; la pazienza; la disponibilità; la generosità ed un'immensa fiducia nella divina provvidenza. Divideva con gli altri bisognosi del paese quanto riceveva. Il suo spirito lo alimentava con la preghiera e con la santa Eucaristia che le portava il suo confessore. La sua cameretta era un piccolo tempio, dove si incontrava Dio. Già durante la vita la sua fama di santità si era diffusa tra i suoi paesani per la testimonianza esemplare che offriva a tutti nel condividere le sofferenze di Gesù. Molti sperimentarono i suoi doni della profezia e della consolazione. Il Signore le diede anche il dono dell' immunità da piaghe da decubito: fenomeno questo scientificamente inspiegabile nelle sue condizioni. Mariantonia morì il 27 maggio 1953. La salma, deposta nella bara aperta, fu accompagnata in processione per alcune vie del paese, in considerazione della sua fama di santità. Il suo velo dovette essere tagliuzzato in tanti pezzetti, perché molti richiedevano una sua reliquia. Attualmente, i suoi resti mortali sono custoditi nella Chiesa parrocchiale di Sant'Andrea Jonio, dove sono stati traslati il 3 agosto 2003. Il 2007 è iniziato il processo di beatificazione.
Padre Pasquale Pitari, Cappuccino,
Promotore di giustizia della Causa di beatificazione
Bibliografia:
1. MONGIARDO GERARDO, Mariantonia Samà "la monachella di S. Bruno" (1875-1953) - 60 anni di Amore Crocifisso, 2003.
2. SAMA' DORA, Una vita nascosta in Cristo - La "Monachella di san Bruno", 2006.
3. PADREPASQUALE: Testimonianze e fama di santità: http://it.gloria.tv/?media=235011


Piccola sintesi della vita di Mariantonia 
di Dora Samà



Mariantonia Samà, meglio conosciuta come "La Monachella di San Bruno", trascorse la sua vita in assoluta povertà e viveva con la carità degli abitanti del posto. Condivideva giornalmente quanto riceveva con i più bisognosi e non tratteneva nulla per l'indomani, perché la sua fiducia nella Divina Provvidenza era illimitata. Quest'opera benefica da lei compiuta fino alla morte, era già un atto d'amore verso il prossimo e una fedele risposta ai comandamenti divini, ma non riusciva ad appagare il suo cuore generoso, perché amava ricambiare con qualcosa di proprio le affettuose attenzioni dei visitatori. Sin dall'inizio dell'infermità la Serva di Dio aveva intuito, per ispirazione divina, che la preghiera l'avrebbe aiutata a sopportare lo stato doloroso della definitiva immobilità; che le avrebbe permesso d'instaurare un contatto diretto con il Signore Gesù e la Santa Vergine, per rifugiarsi spesso nel Loro amabilissimo Cuore, per trovare sollievo e conforto. Pertanto, considerò le sue quotidiane orazioni l'unico mezzo a sua disposizione per impetrare da Dio grazie spirituali, temporali e la "giusta ricompensa" per ogni suo benefattore, per esprimere, così, tutta la gratitudine e la riconoscenza. 









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