La storia di Mariantonia Samà

sabato 18 maggio 2013

3. LA FIGURA E LA FAMA DI SANTITA'




La figura e la fama di santità della serva di Dio Mariantonia Samà

di Vicaria Zonale di Soverato (Catanzaro)

L'unica immaggine della Serva di Dio viva
Noi sacerdoti sottoscritti, chiamati a servire la chiesa di Gesù Cristo nella zona pastorale di Soverato, nella riunione di Vicaria del 17 gennaio 2012 tenutasi a Soverato abbiamo riflettuto sulla figura e la fama di santità della Serva di Dio Mariantonia Samà, conosciuta anche come "Monachella di san Bruno".
Abbiamo appreso dalle testimonianze di persone, da noi ritenute credibili e serie, che la Serva di Dio Mariantonia Samà, di cui il 2007 è iniziata la causa di beatificazione, conclusa il 2 marzo 2009, è stata una persona sofferente che ha vissuto per 60 anni immobile a letto in unione con Gesù Crocifisso. Ha accettato la sua disabilità con spirito di fede e di fortezza, aderendo alla volontà di Dio e facendo del bene a tante persone che ricorrevano a lei per consigli e preghiere. Ha attinto la forza necessaria dalla santa Eucaristia, di cui si cibava ogni giorno. E, sostenuta dalle suore riparatrici, presenti in paese, ella visse la sua sofferenza in spirito di riparazione, guardando continuamente  il Crocifisso che era appeso di fronte al suo lettino.
Il parroco della Serva di Dio, l'Arciprete don Andrea Samà, che ha celebrato e guidato le esequie, in considerazione della sua fama di santità, ordinò che la salma, deposta nella bara aperta, per consentire l'ultimo saluto dei compaesani, venisse accompagnata in processione per alcune vie del paese, prima di raggiungere il Cimitero. Per ben tre giorni la salma fu esposta alla venerazione degli innumerevoli fedeli, giunti anche dai paesi vicini. In quella circostanza la fama di santità si manifestò anche nel desiderio di ogni devoto di avere un pezzetto di velo o di vestito della "Santa" da custodire gelosamente come "reliquia". Scrisse don Andrea Samà ai margini del Registro di morte dell'anno 1953 (atto n.26): "Gente di qualsiasi razza e credenza si prostrava, le baciava la mano, offriva un fiore e altro ritirava, finché l'Arciprete è stato costretto a levarle la fascia di figlia di Maria ed il velo, perché fossero divisi come ricordo".
La sua fama di santità oggi è molto percepita soprattutto nella comunità di Sant'Andrea Jonio, dove visse in condizioni di estrema povertà in un tugurio di appena 12,6 mq. composto da un unico vano, privo dei servizi di acqua e di luce, sito in un vicolo angusto.
La sua biografa Dora Samà, testimone de visu, ha affermato in un suo articolo: "Per la sua fama di santità diffusa da tempo tra la popolazione, ogni persona angosciata sentiva il bisogno di confidarsi con la “Monachella” che trovava sempre le parole adatte per confortare, per infondere serenità, fiducia e rassegnazione alla volontà di Dio". "La sua cameretta, con le pareti tappezzate da molte immagini sacre, sembrava un piccolo tempio, soprattut­to quando, per ben tre volte al giorno, vi era la recita comu­nitaria del Santo Rosario, essendo Mariantonia calamita di preghiere". "Il suo letto di dolore divenne una cattedra di preghiera e di conforto a quanti andavano a manifestare le loro pene e sventure". "Dal suo letto di dolore Mariantonia aiutava il prossimo con la preghiera, lo consolava nelle tribolazioni, lo sosteneva con i suoi saggi consigli, trasmetteva la sua profonda devozione verso il Sacro Cuore di Gesù e della Vergine Santa".
Questo dire della biografa è confermato da tante altre testimonianze, tra le quali spicca quella del nostro carissimo confratello sacerdote, Mons. Edoardo Varano, testimone de visu, che ha affermato della Serva di Dio: "Stare immobile a letto per 60 anni, senza potersi rivoltare d'un centimetro, tenendo in alto le ginocchia e ferme le braccia sul petto, ha dell'impossibile. Eppure, nessun lamento, nessun rifiuto, nessuna parola di stanchezza. La forza e la gioia di soffrire l'attingeva da Gesù Crocifisso appeso sulla parete di fronte, su cui erano costantemente fissi i suoi occhi. La gente aveva ben capito che in quella fragile carne dimorava il Divino e per questo accorrevano a lei anche sacerdoti, religiosi e finanche vescovi".
Attualmente, i sacri resti della Serva di Dio Mariantonia Samà, assieme alla sua inseparabile corona del rosario, si trovano nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo di sant'Andrea Jonio, dove sono stati traslati il 3 agosto 2003. Molti di noi abbiamo partecipato all'evento e concelebrato con l'Arcivescovo Mons. Antonio Cantisani su un palco nella pubblica piazza, poiché la chiesa, benché grande, non era sufficiente a contenere tutti i fedeli. Sulla sua tomba sono state scritte le parole: "Visse per amore; per amore soffrì, e a tutti dal cielo addita la via dell'amore". Sia la tomba che il tugurio dove visse la sua esistenza di fede la Serva di Dio, oggi restaurato, sono meta di fedeli che con devozione visitano questi luoghi, trovano motivazioni per fare un percorso di fede e di conversione e invocano grazie da Dio attraverso la sua intercessione. Cinque quadernoni raccolgono pensieri di invocazioni e di grazie.
In conclusione, noi sacerdoti della vicaria di Soverato, nel cui territorio è collocata la comunità della Serva di Dio,
- consideriamo i fatti e le testimonianze che abbiamo esposto rispondenti a verità;
- riteniamo che Mariantonia Samà sia stata un dono di grazia per Sant'Andrea Jonio, che dopo 58 anni dalla morte ancora ricorda con viva commozione la sua beata;
- auspichiamo che la comunità zonale e diocesana, che gradualmente sta conoscendo e apprezzando la testimonianza di fede di Mariantonia, possa trovare nella sua glorificazione uno stimolo per un rinnovamento morale e spirituale, oggi necessario e prioritario;
- siamo certi che  Mariantonia Samà scuoterà molte coscienze e la chiesa, per la sua esemplare testimonianza, potrà essere più facilmente riconosciuta credibile nel suo annuncio di salvezza;
A gloria di Dio.                                                        In fede

Soverato, 17 gennaio 2012

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